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Licenza di stampa delle Novelle Esemplari di Cervantes (1613)

ACA, Cancillería, Registros, núm. 4.894, fol. 249v
ACA, Cancillería, Registros, núm. 4.894, fol. 250r
ACA, Cancillería, Registros, núm. 4.894, fol. 250v
ACA, Cancillería, Registros, núm. 4.894, fol. 251r

Anno 1613, Cervantes nel Consiglio Supremo d'Aragona

L'avvento della stampa trasformò il commercio del libro ed è alla base dell'apparizione di nuove misure di controllo. La Corona, con la legge “Pragmatica” del 1502, richiedeva ormai la licenza reale e aveva fissato il prezzo del libro mediante tasse. La Chiesa, dal canto suo, garantiva l'adeguamento dei testi della morale cattolica alla censura inquisitoriale, che iniziò con decreto promulgato dal pontefice valenziano Alejandro VI nel 1501. Questi sono gli inizi di una copiosa legislazione sull'elaborazione e circolazione del libro, che nei secoli XVI e XVII era diversa in ciascuno dei territori che formavano la monarchia ispanica.

L'autorizzazione a stampare libri variava in funzione di ciascuna giurisdizione. Un ampio apparato legislativo nato nel 1544, poi perfezionato nel 1558, che disciplinava il commercio dei libri della Castiglia attraverso il Consiglio di Castiglia. Gli venivano consegnati due testi originali, che si censuravano dopo la stampa, per essere approvati e per permettere la stampa della copertina e delle note preliminari, in cui venivano obbligatoriamente riprodotto la licenza reale, l'imposta, il nome del tipografo, quello dell'autore e del luogo di stampa. Nella Corona d'Aragona, invece, erano le Reali Udienze gli organi incaricati di concedere tali licenze, con un controllo preliminare della Chiesa.

Le licenze di stampa e vendita di libri nell'Archivio della Corona d'Aragona

Sarà solo dal regno dell'imperatore Carlo che si fanno frequenti i privilegi di stampa. Con il privilegio reale, leggiamo nella nota tipografica delle copertine l’indicazione che quella determinata edizione era stata autorizzata, e che la proprietà della stessa era garantita a un determinato libraio o tipografo. Poche volte viene menzionato come beneficiario del privilegio l'autore, ragion per cui appare davvero singolare il fatto che Miguel de Cervantes figuri come richiedente del privilegio di stampa, riconoscendo diritti dello scrittore come autore dell'opera. Nella Corona d'Aragona sono le serie Diversorum dei registri della Reale Cancelleria e della Reale Camera del Consiglio di Aragona a contenere i diversi privilegi per la stampa e la vendita di libri o fascicoli individuali concessi per qualsiasi città dei regni e delle signorie della corona d'Aragona. Ceduti per un termine che oscillava tra i quattro mesi e i venti anni, la licenza più abituale prevedeva un termine di 10 anni. È il caso della licenza reale concessa a Cervantes il 9 agosto 1613 (Archivio della Corona d'Aragona, Reale Cancelleria, Registri, 4894, ff. 249v-251v).

Il caso delle Novelle Esemplari d'onestissimo intrattenimento

Il documento di richiesta di privilegio di stampa non differiva da altri formulari di richiesta al monarca, pertanto sono conservati insieme ad altre petizioni di licenze regie della più svariata natura. Il rilascio della licenza o privilegio era a favore dello stesso Cervantes o della persona o persone "che avessero il vostro potere", proibendo espressamente che nessun'altra persona o persone "possano fare, stampare e vendere tale libro" nei regni della Corona d'Aragona nel corso di quei 10 anni, vietando inoltre che chiunque potesse, senza il suo permesso, vendere in quei regni della Corona d'Aragona altri esemplari dello stesso libro stampato in altri territori della penisola.

I contravventori di questo privilegio incorrevano in una pena pecuniaria di 500 fiorini d'oro dell'Aragona, "divisi in tre parti, ossia una per le nostre casse reali, una per Voi, Miguel de Cervantes Saavedra, e una per l'accusatore" qualora il contravventore fosse il tipografo: la frode veniva allora pagata con la perdita delle matrici di stampa e del lavoro realizzato, cioè di tutti i libri stampati.

Appare ovvio che questo privilegio era teso a prevenire le edizioni fraudolente; tuttavia non possiamo non pensare che ci troviamo di fronte a una delle testimonianze più antiche della volontà di proteggere i diritti d'autore della nostra letteratura.

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